CENTA

Se da Joannis prendete la strada per Palmanova, subito fuori dal paese, a destra, troverete la Centa, un gruppo di edifici, ora in corso di restauro.

In queste zone, la mancanza di un castello o di altri luoghi adatti a rifugiarsi nel momento del pericolo, ha spinto i contadini, nel medioevo, a costruire dei piccoli villaggi fortificati che potessero accoglierli, con animali e averi, in caso di bisogno.

La Centa è appunto una delle testimonianze meglio conservate del Friuli di queste architetture spontanee.

Originariamente cinta da mura o palizzata (donde il nome Centa) oggi offre ai visitatori, uno spaccato di quello che poteva custodire all'interno, come la Canipa, un bel edificio quattrocentesco, coronato da una cornice di mattoni a dente di sega ed impreziosito da un porticato con cinque arcate. Era il magazzino in cui custodire i beni della comunità: olio e vino al pianoterra e granaglie al primo piano. Con questi beni si pagavano le decime al Signore.

Questa costruzione si appoggia ad un muro che abbraccia con una forma lievemente trapezoidale i ruderi dell'antica chiesa di Sant'Agnese e il cimitero. Della prima chiesa di Joannis le notizie si perdono nei secoli lontani, si sa che fu più volte distrutta e ricostruita, cambiandone anche l'orientamento, fino a giungere al definitivo abbandono con abbattimento dei primi del ‘900. L'annesso cimitero, ora dismesso, ha custodito per secoli, il corpo ed il sonno, di tutti coloro che a Joannis hanno vissuto e lavorato duramente e vi si conservano alcune lapidi e la tomba monumentale degli Strassoldo.

Un altro edificio visibile è la cosiddetta “Casa del Curato”, costruzione di origine probabilmente cinquecentesca, con un più antico muro a scarpa, e le cui murature, restaurate, rivelano una storia tormentata di aperture antiche.

Questa casa, è un bell'esempio di costruzione della Bassa friulana con scala esterna e ballatoio in legno.

Un po' discosta da questo gruppo di edifici, sorge la cappellina di Santa Lucia, con frammenti di antichi affreschi. Nel passato il pavimento più basso del piano di campagna, si riempiva d'acqua e nel culto popolare, bagnarsi con essa, gli occhi li proteggeva dalle malattie.

Oggi la nostra famiglia, cerca con impegno e rispetto, di conservare la memoria storica di questi luoghi, restaurando con passione gli edifici e valorizzando l'ambiente che li circonda.

Nel nostro modo di vedere, questi luoghi che anticamente hanno accolto ed ospitato tante persone, devono ancora aprirsi all'accoglienza e alla cultura.

In attesa di un più articolato piano di valorizzazione, abbiamo ospitato intanto concerti, presentazioni di libri e degli scavi archeologici effettuati, mostre di pittura.

Si è collaborato con la locale scuola media, ospitando i ragazzi per una “mattinata medievale” ed il 13 dicembre, come tradizione, le porte sono aperte per tutti coloro che desiderano portare una candela a Santa Lucia e partecipare alla Messa.

Dal 2006 si collabora con la Soprintendenza ai Beni archeologici per gli scavi che hanno messo in luce una necropoli alto-medievale, nel perimetro della Centa e i cui risultati sono in fase di studio.

Nell'ottica di creare un'ambientazione adatta agli edifici, abbiamo piantato antichi alberi da frutta e rose galliche, centifoglia, damascene e alba che incorniciano il perimetro di un piccolo orto-giardino di ispirazione medievale.

Bruna Coceani e Claudio Pizzi